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Alimentazione Diabetogena

Grassi idrogenati e grassi saturi di origine animale

Nel 1912 vengono commercializzati per la prima volta i grassi idrogenati.
Questi grassi creati dall’industria alimentare, non esistono in natura, per cui non vengono riconosciuti correttamente dall’organismo e creano grossissimi problemi alla salute. Sono in grado di provocare: disturbi cardiocircolatori, obesità, danni alle membrane cellulari, malattie autoimmuni (come il diabete); diminuiscono le HDL (il colesterolo cosiddetto "buono") e aumentano le LDL (il colesterolo "cattivo"); aumentano le infiammazioni e interferiscono con il funzionamento dell'insulina.
Tra i grassi idrogenati estremamente pericolosi per la salute, vanno annoverate le margarine, gli oli industriali prodotti ad alte temperature che trasformano il loro acido linoleico, uno dei due acidi grassi essenziali, da cis-cis a cis-trans come vengono chiamati. La prima (cis) é una forma utilizzabile per l’organismo umano, la seconda (trans) una forma non utilizzabile o utilizzabile con danni (1).
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) una persona adulta dovrebbe ingerire meno di 2 grammi al giorno di grassi cis-trans,e il rischio di superare la soglia di sicurezza è altissimo perché tali grassi sono permessi nell’industria alimentare e si trovano in abbondanza nelle merendine che consumano i bambini, nei prodotti da forno di tipo industriale quali pastine, biscotti, dolci, pietanze precotte, surgelate, pollo o pesce impanato, patatine fritte, pizze già pronte, minestre in scatola, miscele per torte e tantissimi altri prodotti.

Gli oli vegetali che normalmente si acquistano nei supermercati (oliva, arachide, mais, ecc.) vengono prodotti a caldo, in corrente di vapore, per cui si snaturano e diventano tossici per cellule e l’organismo umano.
Le conseguenze per la salute sono molto gravi: disturbi cardiocircolatori, obesità, danni alle cellule con rischio di tumore, malattie autoimmuni e diabete.
i grassi idrogenati non vengono riconosciuti dal corpo, richiedono tempi lunghissimi di smaltimento, fino a 51 giorni per smaltirne la metà, e sono letteralmente tossici“ (2).

Le cellule hanno sulla membrana esterna dei recettori specifici per l’insulina: cioè delle speciali serrature che si aprono solamente quando arriva la chiave corretta: l’insulina, facendo così entrare il glucosio, togliendolo dalla circolazione sanguigna.
Tutti i grassi idrogenati e i grassi saturi di origine animale (carne, uova, pesce, latte e latticini), si depositano nelle membrane esterne delle cellule, provocano la deformazione dei recettori. Il risultato è che le cellule diventano sorde all’insulina stessa.
Nonostante il pancreas funzioni correttamente e secerni insulina, le cellule non possono essere in grado di usare al meglio l’ormone, e quindi si ha iperglicemia.
Si consiglia, di conseguenza, di prediligere quindi solo oli vegetali di prima spremitura a freddo (oliva, lino e canapa), da agricoltura biologica e/o biodinamica.


Cibi raffinati e acidosi

Le proteine di origine animale e gli alimenti raffinati e pastorizzati (cereali, farine, zuccheri, ecc.), dopo la digestione, rilasciano ceneri acide e quindi fanno aumentare l’acidità dell'organismo.
L’acidità, oltre a mettere in allarme l’intero organismo e far scattare i meccanismi di protezione (alcalinizzazione degli acidi), induce alti livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) secreto dalle ghiandole surrenali, con lo scopo di contrastare le infiammazioni.
L’aumento di cortisolo da una parte fa aumentare la glicemia, e dall’altro provoca una errata distribuzione del tessuto adiposo nel corpo, soprattutto nella pancia che si sa essere un grasso che partecipa all’insulino-resistenza.
I cibi raffinati vengono chiamati “calorie vuote” e fanno innalzare bruscamente la glicemia e conseguentemente l’insulina nel sangue.
Un eccesso di insulina stimola l’appetito e fa aumentare il senso di fame: tutto ciò porterà in breve tempo a un accumulo di grasso e all’obesità.
Il grasso addominale che cresce sulla pancia, è pericoloso per la salute perché risulta essere molto attivo nel metabolismo. In questo specifico grasso, detto “tessuto adiposo bianco”, si formano acidi grassi liberi e adipochine, sostanze di trasporto, fattori che inducono insulino-resistenza nelle cellule. Per l’organismo tutto ciò è una vera e propria sorgente di ormoni in grado di liberare sostanze pro-infiammatorie con conseguenze negative sulla salute, giacché predispongono a disturbi quali diabete e malattie cardiovascolari.


Infiammazioni & grasso

L'infiammazione è un processo delicato e molto complicato, normalmente prodotto dal nostro organismo (sistema immunitario) come risposta ad uno stimolo (caldo, freddo, presenza di proteine estranee (allergeni), come nel caso della caseina dei lattici, microrganismi, ecc.
Nonostante questo processo sia autoprodotto per difesa, le più recenti scoperte in campo medico, dimostrano che un simile stress infiammatorio prolungato è veleno per il nostro organismo. Vasi sanguigni, cellule nervose, articolazioni, mucose, quasi tutte le cellule possono essere danneggiate e quindi contribuire all'insorgere di malattie cardiovascolari, cancro, diabete mellito, ulcere gastriche, malattie intestinali croniche, malattie nervose e degenerative.
Le infiammazioni dovrebbero quindi essere considerate come un comun denominatore di tutte le malattie del benessere.
Nell'ambito del diabete, una carenza di insulina a causa di un pancreas esaurito, ha conseguenze negative, non soltanto per via del glucosio che non può più essere utilizzato correttamente. L'insulina infatti contrasta la formazione di radicali liberi aggressivi, che imperversano nel sangue e nelle pareti dei vasi, stimolando l'infiammazione. L'ormone del pancreas ostacola anche la secrezione di sostanze infiammatorie rilasciate dalle cellule del sistema immunitario che sono accorse. Infine sembra anche che l'insulina abbia un ruolo importante nella dilatazione dei vasi sanguigni. Questo è il motivo per cui una carenza di insulina, come nel diabete, fa aumentare il rischio di danneggiamento dei vasi sanguigni.

Anche il grasso e il sovrappeso giocano un ruolo importante nel favorire infiammazioni. Le cellule lipidiche, di cui ne possediamo circa 20 miliardi, sono in grado di produrre sostanze che favoriscono le infiammazioni. Tali sostanze sono moltiplicate negli obesi, e infatti il marker dell'infiammazione hs-PCR (Proteina C-Reattiva) è sempre più elevato. Tanto più l'indice di massa corporea è alto e tanto più alto il tasso lipidico, tanto più elevata è la concentrazione di PCR nel sangue. (3)



Caseina

«La capacità delle proteine del latte vaccino di causare l’insorgenza del diabete di tipo1 è ben documentata»!
Questa affermazione è il risultato di un'importante studio pluridecennale sull’alimentazione («The China Study»).
La spiegazione è la seguente. Se frammenti proteici di caseina finiscono nel sangue, il sistema immunitario interviene subito. Infatti nel sangue non possono esserci sostanze estranee a quelle predisposte dalla Natura.
Il grosso problema è che la caseina del latte è quasi identica alle proteine del pancreas (cellule Beta), per cui il sistema immunitario, in una situazione di tossiemia generalizzata, potrebbe finire per attaccare la caseina ma anche le cellule del pancreas che producono insulina. Il risultato è diabete infantile di Tipo-1.
Quanti neonati oggi vengono svezzati erroneamente con latte vaccino, fin dai primi giorni di vita?
Quanto alto è il rischio che sviluppino seri problemi di salute, soprattutto per il fatto che la mucosa intestinale di un neonato è ancora incompleta e quindi molto più permeabile di un adulto?
La caseina e quindi i latticini in generale non sono solo responsabili del diabete Tipo-1: un’alimentazione con un largo consumo di latticini, anche in età adulta, predispone il corpo umano all’insorgenza del diabete Tipo-2.
Per questi motivi, si sconsiglia l’utilizzo quotidiano di latticini in genere, responsabili, inoltre, di numerosi altri disturbi gravi.


Cereali & glutine

I cereali (famiglia delle graminacee: frumento, segale, avena, orzo, riso, miglio, mais), sebbene vengano visti prevalentemente come una fonte di carboidrati complessi, sono costituiti da 10-16% di proteine.
Frumento, segale e orzo contengono elevate quantità di due aminoacidi particolari, prolina e glutammina, e la loro proteina si chiama "prolamina".
Sono proteine di qualità scarsa, per lo squilibrio relativo tra le varie quantità di aminoacidi (alcuni aminoacidi essenziali sono assenti o quasi).
Le prolamine tossiche che nella celiachia causano l'atrofia dei villi intestinali prendono il nome di "glutine".
Il glutine è costituito da due classi proteiche, le "gluteline" (chiamate glutenine) e le prolammine (chiamate gliadine).
Le gliadine e le glutenine costituiscono circa l'80% dell'intera frazione proteica presente nel frumento, nella quale ritroviamo altre due classi di proteine solubili in acqua, al contrario delle precedenti: le albumine (9%) e le globuline (5-7%).
Il "glutine" è rappresentato dalla gliadina (presente nel frumento), l'ordeina (presente nell'orzo), la secalina (presente nella segale) e l'avenina (presente nell'avena).
Riso, miglio e mais, avendo proteine con una distribuzione di aminoacidi diversa dagli altri cereali (elevato contenuto in alanina e leucina, basso in glutammina e prolina), non hanno prolammine o, nel caso del mais, non quelle tossiche nella celiachia.
Gli aumenti di glutinosità del frumento delle colture per scopi commerciali, hanno portato ad un peggioramento qualitativo del contenuto di aminoacidi del glutine.
Il fatto che il glutine possa causare problemi di salute, deriva dal suo contenuto di un particolare frammento di questa proteina in cui gli aminoacidi sono ad una certa distanza tra di loro (molto vicine) per cui non riescono ad essere deamidate dall'enzima specifico.
In pratica l'apparato digestivo dei mammiferi non ha una capacità infinita di idrolizzare i legami ammidici quando sono adiacenti a residui di prolina. Questo non è un problema col riso, l'orzo antico, il grano saraceno, il miglio, l'amaranto e la quinoa, ma lo è soprattutto con il frumento.
I celiaci in Italia stanno crescendo a ritmo esponenziale: attualmente, secondo le fonti ufficiali, sarebbero 60.000, contro i 560.000 stimati da ricerche campione fatte su ampi gruppi rappresentativi della popolazione. Oltre a queste 500.000 persone celiache inconsapevoli e che faranno altri percorsi travagliati e inconcludenti per i loro disturbi cronici, vi sono circa 7-8 milioni di persone che non risulteranno mai positive al test celiaco ematico ma che hanno una grossa percentuale di anticorpi celiaci nelle feci. Queste persone quando eliminano il glutine dalla propria alimentazione, vedono scomparire mal di testa, nervosismo, stanchezza, fibromialgia, dolori articolari e molto altro ancora.
La tempesta di mediatori infiammatori (peptidi oppioidi) causata dall'intolleranza subclinica al glutine è in grado di interferire con numerose secrezioni neuro-ormonali, quindi nell'ambito del diabete è importante, dopo la fase iniziale basata su alimenti crudi, introdurre i cereali integrali e/o carboidrati privi di glutine.


Cereali con glutine: grano (tenero e duro), farro, orzo, segale, avena

Cereali senza glutine: riso, mais, miglio

Carboidrati senza glutine: quinoa, grano saraceno, amaranto


Sangue

Il sangue è fondamentale per l'intero organismo e la sua vita. Bagna e permea tutte le cellule del corpo, trasporta il "calore" e i nutrienti fondamentali, come l'ossigeno, e infine porta via gli scarti tossici del catabolismo.
Un sangue ottimale, correttamente liquido, con un pH tra i 7,35 - 7,45, permette la vita e la salute; viceversa un sangue denso, colloso, pregno di sostanze tossiche tra cui i grassi saturi animali e idrogenati, predispone a tutte le malattie, diabete incluso.
Se il sangue è intossicato, denso, colloso, nonostante una sana funzionalità pancreatica, l'insulina non potrà mai svolgere il suo compito (far entrare il glucosio nelle cellule), proprio per l'impossibilità di arrivare correttamente nei recettori delle membrane cellulari.


Ferro Animale

Se si consumano grandi quantità di carni, si ingeriscono quantità elevate di ferro.
Il ferro è un minerale molto importante per il trasporto dell’ossigeno nell’organismo umano e per altre funzioni, ma un suo eccesso tuttavia può essere pericoloso per la salute perché induce stress ossidativo nelle cellule e nei tessuti.
Questo stress ossidativo può provocare una diminuzione dell’insulina prodotta dalle cellule βeta del pancreas, oppure insulino-resistenza nelle cellule muscolari.
Valori alti del ferro si misurano secondo un tasso di ferritina.
Esiste in Germania uno studio su larga scala eseguito su 33.000 pazienti donne, con il quale si può dimostrare l’interdipendenza tra il tasso di ferritina e l’insorgenza del diabete di Tipo 2.


Sorbitolo

Il sorbitolo è uno zucchero che oltre a trovarsi nella frutta (pere, mele, susine, ciliegie e soprattutto nel sorbo, da cui il nome), viene normalmente metabolizzato dalle cellule a partire dal glucosio grazie ad un enzima specifico (aldoso reduttasi NADP-dipendente).

Nelle cellule sane il sorbitolo diventa poi fruttosio per opera di un altro enzima specifico.

Il fruttosio ha un indice glicemico cinque volte inferiore al glucosio e quindi è molto meno pericoloso per le cellule. Inoltre il fruttosio aumenta la sensibilità delle cellule all’insulina con effetto diametralmente opposto all’insulino-resistenza (4).

Secondo il dottor Giuseppe Nacci, la trasformazione da glucosio a fruttosio riveste un ruolo importante, perché nel diabete non avviene il passaggio finale da sorbitolo e fruttosio.



Glucosio > Sorbitolo > Fruttosio
[nella persona sana]

Glucosio > Sorbitolo × Fruttosio
[nella persona con diabete]



La trasformazione da sorbitolo a fruttosio permetterebbe l’uscita del fruttosio dalla cellula per essere impiegato dall’organismo per altri vari scopi, evitando così di danneggiare la cellula stessa. Nella persona con il diabete, a causa dell’iperglicemia, questo non avviene e quindi il sorbitolo si accumula nei tessuti cellulari determinando un danno.

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Alimentazione anti-diabetogena




Curcuma

La curcumina è un potente antiossidante e viene utilizzato nel trattamento delle complicanza del diabete. Inibisce l'ossidazione poiché protegge dai radicali liberi prodotti dai legami crociati e dagli zuccheri in eccesso.


Cannella

La cannella è un'erba potente per il controllo della glicemia. Riesce a migliorare di 20 volte il metabolismo del glucosio nelle cellule lipidiche.

Gli scienziati della Iowa State University hanno scoperto che i polimeri polifenolici presenti nella cannella riescono a sovra-regolare l'espressione dei geni implicati nell'attivazione dei recettori dell'insulina e abbassano i livelli della glicemia.
Quindi la cannella ottimizza l'assorbimento del glucosio da parte delle cellule, aumenta l'efficacia dell'insulina e favorisce i processi antibatterici, antivirali e antifungini.

Il dosaggio usato nello studio sopracitato è stato da 1/4 a 1 cucchiaino di polvere di cannella.


Aglio e cipolla

Aglio e cipolla contengono composti solforosi noti per le loro qualità anti-diabetogene.
La S-allil cisteina sulfossido nell'aglio è in grado di abbassare la glicemia a digiuno e i livelli di colesterolo; la cipolla riduce l'iperglicemia.


Noci

Sono particolarmente ricche di acidi grassi monoinsaturi, Omega-3 e acido alfa-linolenico (ALA).
L'ALA riduce di grassi e il colesterolo nel sangue, e riduce la proteinca C-reattiva, un marker infiammatorio associato a malattie cardiovascolari.
Nel 1993 il New England Journal of Medicine ha riportato che mangiare 8-16 noci al giorno diminuisce il colesterolo totale e LDL del 5-10 % e riduce l'incidenza di ictus e coaguli nelle arterie di oltre il 70%.
Le noci sono meglio digerite se idrate per qualche ora in acqua.


Mandorle

Le mandorle hanno un ruolo importante nel diabete.
Il Journal of Nutrition ha pubblicato uno studio secondo cui quando noci e mandorle sono aggiunte al pasto, consentono di tenere sotto controllo i livelli di zucchero anche dopo un pasto abbondante. Contengono emulsina, un complesso enzimatico in grado di scindere molti amidi o glocosidi migliorandone la digestione e l'assimilazione.
Le mandorle sono meglio digerite se idrate per qualche ora in acqua.


Semi di zucca

I semi di zucca hanno un ruolo importante.
Contengono il 20% di proteine, il 45% di grassi (Omega-6 e Omega-9), il 26% di carboidrati e molte fibre utili per l'intestino.
Sono molto ricchi di Vitamina E e tra i minerali spiccano: selenio, ferro, magnesio, fosforo, zinco e manganese.


Semi di girasole

I semi di girasole hanno un ruolo importante.
Sono ricchi di acidi grassi della serie Omega-3. Attenzione perché non devono essere né tostati né salati perché in tal caso perdono molte delle loro proprietà.


Alghe di mare

Le alghe, soprattutto la kelp, assorbono dall'acqua marina quasi tutti i nutrienti, i minerali e i micronutrienti essenziali alla vita. La kelp contiene più di 60 minerali ed elementi, 21 aminoacidi, carboidrati semplici e complessi e diversi ormoni vegetali della crescita essenziali.
Le altre alghe da usare crude nelle insalate sono: kombu, nori, wakame, hiziki, dulse.


Cetriolo

Il cetriolo contiene un ormone di cui le cellule beta del pancreas hanno bisogno per produrre l'insulina. L'enzima erepsina del cetriolo ha un'azione specifica: fraziona le proteine in eccesso nei reni.


Cavolo

L'azione protettiva contro lo stress ossidativo del cavolo rosso è conosciuta da tempo.
Secondo gli studiosi, con l'assunzione quotidiana di cavolo si sono constatati livelli più bassi di glicemia, il ripristino della funzione renale e una maggiore perdita di peso.


Alimenti ad azione antinfiammatoria

Ananas, frutti di bosco, sambuco, zenzero, origano, rosmarino, agrumi, cipolla, aglio, crescione, curcuma, cavolo.

 

 

Note e fonti bibliografiche

 

  1. "I grassi", tratto dal sito ufficiale
  2. Dottor Fiilippo Ongaro, Medico degli astronauti
    (E.S.A., Ente spaziale europeo)

  3. "Infiammazioni: i killer nascosti "
    Michaela Doll, ed. Macro
    ISBN: 978-88-7869-041-7

  4. "Koivisto V.A. Fructose and insulin sensitivity in patients with type 2 diabetes"
    Journal of Internal medicine
    233 pp:145-153, 1993




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