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Attività Fisica

È ormai noto che, nella gestione del diabete, oltre ad un’alimentazione sana, è fondamentale un esercizio fisico adeguato.
L’esercizio aerobico regolare migliora il compenso glicemico nel diabete e riduce il rischio di complicanze.

Nonostante sia accertato che l’aumento dell’incidenza del diabete di Tipo II tra le popolazioni occidentali è associato alla diminuzione di attività fisica, con conseguente incremento della prevalenza dell’obesità, oggi ci si muove poco o niente.
L’attività fisica regolare è un'importante fattore nel migliorare la performance cardio-respiratoria, capillarizzazione muscolare e ossigenazione tissutale.

Nei diabetici insulino-dipendenti, l’esercizio fisico è stato per anni ritenuto un importante presidio terapeutico in quanto esercita un’azione sinergica a quella dell’insulina sul decremento glicemico.

Attenzione: le modificazioni determinate dall’attività sportiva dipendono dall’equilibrio glicemico immediato, ma anche dall’intervallo tra l’ultima assunzione di cibo e l’inizio dell’esercizio. L’esercizio fisico provoca un aumento della sensibilità all’insulina il cui effetto permane: una partita di tennis all’inizio del pomeriggio può causare un’ipoglicemia non solo il pomeriggio, ma anche la sera. Per questo motivo spesso i pazienti incontrano grandi difficoltà a effettuare l’attività fisica senza importanti escursioni glicemiche.

Nei soggetti non diabetici i muscoli in esercizio possono incrementare notevolmente l’estrazione del glucosio a scopo energetico senza che si verifichi ipoglicemia, poiché viene ridotta la secrezione insulinica e aumenta quella degli ormoni della controregolazione: ne deriva una maggiore produzione epatica del glucosio che bilancia perfettamente il suo incrementato utilizzo.

Il paziente diabetico insulino-dipendente, invece, riceve l’insulina esogenamente. Pertanto i suoi valori glicemici sono modificati dall’esercizio a seconda dello stato di insulinizzazione: se l’insulina è molto carente, l’incremento degli ormoni della controregolazione favorisce la comparsa di iperglicemia con chetoacidosi; se, come molto più frequentemente accade, il paziente è normoinsulinizzato, può trovarsi in una condizione di iperinsulinemia relativa, non potendo fisiologicamente ridurre le concentrazioni insulinemiche con conseguente comparsa di ipoglicemia.

Se l’esercizio ha, nella maggior parte dei casi, un effetto ipoglicemizzante, esso può anche essere all’origine di un effetto paradosso iperglicemizzante.

Infatti, in caso di carenza di insulina con squilibrio glicemico e acetonuria, durante un esercizio, la secrezione degli ormoni della controregolazione (cortisolo, catecolamine, ormone della crescita) sarà aumentata, favorendo così l’iperglicemia e l’aumento della lipolisi e quindi la chetogenesi.

Anche un esercizio non particolarmente intenso può pertanto provocare un’iperglicemia.

È importante che il diabetico che voglia svolgere attività fisica sia a livello dilettantistico sia a livello agonistico tenga presente alcuni punti:

  • prima di ogni esercizio fisico è essenziale eseguire il monitoraggio della glicemia. I livelli glicemici del diabetico sono spesso più difficili da tenere sotto controllo quando si compie attività fisica. In relazione all’ora del giorno in cui si pratica sport, si possono verificare vari cambiamenti dei livelli glicemici; per esempio, l’esecuzione dell’attività nel tardo pomeriggio può provocare una maggiore caduta dei livelli glicemici rispetto a quando la stessa attività viene eseguita prima o dopo la colazione;

  • quando possibile si dovrebbe incoraggiare il diabetico a programmare il suo esercizio fisico per migliorare l’iperglicemia post-prandiale; essa dovrebbe quindi essere attuata, teoricamente, da 1 a 3 ore dopo il pasto, quando la glicemia iniziale supera i 100 mg/dl; il momento più favorevole può essere quello che segue la colazione poiché i livelli glicemici, in questo arco di tempo, tendono ad essere più elevati;

  • non si deve mai iniziare un esercizio fisico o un’attività fisica con livelli glicemici inferiori ad 80 mg/dl, poiché il rischio di ipoglicemia è molto elevato; è consigliabile assumere uno spuntino extra prima di mettersi in moto;

  • se la glicemia a digiuno è superiore a 300 mg/dl ed è presente acetone (corpi chetonici) nelle urine è consigliabile migliorare il controllo metabolico prima di iniziare l’attività fisica;

  • i soggetti diabetici che fanno uso di insulina devono ricordare che l’attività fisica può rendere più rapido l’assorbimento dell’insulina nella sede dell’iniezione negli arti in movimento, quando essa viene iniziata subito dopo una iniezione di insulina.
    Il diabetico in trattamento insulinico pertanto, prima dell’esercizio, dovrà praticarsi l’iniezione in una zona non coinvolta nell’attività fisica (ad esempio l’addome) al fine di rendere minimo l’effetto dell’esercizio fisico sull’assorbimento dell’insulina;

  • anche per il soggetto diabetico l’assunzione di acqua durante l’esercizio fisico risulta essenziale; i diabetici in cattivo controllo metabolico sono particolarmente predisposti alla disidratazione quando praticano sport.


Attività aerobica

L’attività di tipo aerobico comporta l’intervento progressivo dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio e l’adattamento a lungo termine si evidenzia fondamentalmente nell’aumento del massimo consumo di ossigeno. Tale aumento avviene a qualsiasi età, ma quantitativamente varia in funzione delle caratteristiche dei soggetti.

Il maggiore flusso di sangue si traduce soprattutto in un aumento del flusso a livello muscolare in rapporto all’aumento del letto vascolare per aumento delle dimensioni dei vasi e del numero di capillari pervi. La capillarizzazione muscolare è uno degli effetti principali dell’allenamento aerobico.

L’allenamento produce un aumento delle capacità ossidative per crescita del numero di mitocondri e degli enzimi del metabolismo aerobico, immagazzinamento e trasporto di carboidrati, lipidi e proteine.



Attività anaerobica

L’esercizio di tipo anaerobico non necessita di un intervento diretto del sistema cardiocircolatorio, ma non può prescindere da esso e, determinando un aumento delle resistenze periferiche per l’elevata tensione muscolare, richiede un brusco e intenso incremento dell’attività cardiaca.

Il metabolismo da esercizio fisico comporta l’intervento del sistema ormonale ai fini di regolare l’afflusso ai muscoli delle sorgenti energetiche più importanti, ossia glucosio e acidi grassi liberi. Si avrà quindi una risposta immediata ma anche un adattamento cronico.

Gli ormoni più importanti da questo punto di vista sono l’insulina e gli ormoni della controregolazione: glucagone, catecolamine e cortisolo.

L’esercizio fisico aumenta la sensibilità dei recettori periferici dell’insulina, diminuendone la secrezione a parità di stimolo. Questa maggiore sensibilità all’insulina è però di breve durata: una settimana di mancanza di attività fisica riporta la sensibilità a livello di quella dei soggetti non allenati. La risposta pancreatica a uno stesso valore di glicemia rimane invece ancora ridotta negli allenati per un periodo più lungo di tempo.

Livelli più bassi di insulina facilitano poi la mobilizzazione dei grassi di deposito. L’allenamento fisico aumenta la capacità di idrolizzare i trigliceridi e il rilascio di acidi grassi dal tessuto adiposo ma soprattutto incrementa la capacità del muscolo di rimuovere acidi grassi dal circolo ematico e di utilizzarli come sorgente di energia potenziando la beta-ossidazione.

Per maggiori informazioni:
"Diabete e attività fisica"
Gian Pasquale Ganzit, Luca Stefanini, ebook, SEEd edizioni
ISBN 978-88-8968-899-1





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