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Diabete mellito tipo 2

by Federico Luzzi
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Questa malattia ha un esordio generalmente più tardivo rispetto al tipo 1, interessando soggetti di 40-65 anni di età, meritandosi l’appellativo di diabete dell’adulto (in contrapposizione, come visto, al diabete giovanile di tipo 1). E’ importante tuttavia considerare che, secondo gli ultimi aggiornamenti, entrambe le forme di diabete possono insorgere a qualsiasi età.

Epidemiologia

Questa forma è presente nel 90% della popolazione diabetica generale. Viene spesso considerata una conseguenza del benessere, in quanto concorrono in modo decisivo alla sua comparsa l’alimentazione eccessiva e la sedentarietà. I più alti valori di prevalenza (intorno al 35%) sono stati riscontrati in alcune popolazioni di indiani dell’Arizona e della Micronesia, i più bassi in Giappone, in popolazioni cinesi ed eschimesi. Nei paesi Europei e negli Stati Uniti la prevalenza è di circa il 3%.

La differenza molto elevata tra i due estremi della prevalenza farebbe ritenere che i fattori genetici siano molto importanti per la comparsa della malattia, ma d’altra parte altre osservazioni hanno dimostrato che quando le popolazioni si spostano, cambiando lo stile di vita e l’alimentazione, in esse la frequenza della malattia tende ad avvicinarsi a quella presente nel nuovo territorio. Sembra quindi che i fattori ambientali siano in grado di smascherare una latente predisposizione genetica al diabete. Circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli o figli) affetti dalla stessa malattia.

Nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100%. E’ chiaro quindi che il diabete di tipo 2 ha una forte componente ereditaria, come dimostrato anche da osservazioni che indicano che in popolazioni etnicamente ristrette, come in alcune isole o nelle riserve indiane, dove spesso si celebrano matrimoni tra consanguinei, la percentuale di sviluppo del diabete è estremamente elevata.
D’altro canto si sono rilevati importanti alcuni fattori di rischio di tipo ambientale, come abbiamo accennato, quali l’obesità, specie se di alto grado, la sedentarietà, il tipo di dieta (intesa come tipo di alimentazione). Infatti molti studi documentano una correlazione evidente tra l’incremento del peso corporeo e l’aumentata frequenza della malattia. Anche la mancanza di attività fisica è stata messa in relazione con la malattia, osservando come soggetti che lavorano in campagna sono più esposti al diabete quando si trasferiscono in città, dove svolgono attività più sedentarie ed tendono ad aumentare di peso. La dieta è importante in quanto si è visto che l’assunzione di cibi ad alto contenuto calorico e di veloce digestione e con poche fibre determinano un assorbimento più rapido ed incrementi maggiori e più repentini della glicemia. Gli zuccheri semplici, come il saccarosio (il comune zucchero da tavola) contenuti in cibi dolci sono i più pericolosi proprio per la loro rapidità di assorbimento; le fibre alimentari, invece hanno un effetto protettivo per la loro capacità di ridurre la quantità e la velocità dell’assorbimento degli zuccheri.

Patogenesi

Il diabete tipo 2 non è causato da una diminuzione assoluta dell’insulina, ma da una sua azione difettosa. I valori dell’insulina nel sangue non sono diminuiti in assoluto, anzi possono essere anche più elevati del normale, ma i suoi recettori, cioè i “bersagli” molecolari della sua azione fisiologica, non funzionano correttamente. L’ormone cioè non riesce ad attivare le vie metaboliche nelle cellule (vedi la sezione “l’insulina e diabete“) ed il risultato è che in ogni caso esso si ritrova ad essere comunque in una situazione di deficit relativo: non vi è in circolo abbastanza insulina per mantenere la glicemia a livelli normali. Allorché il pancreas non riesce più a secernere una quantità adeguata di ormone il diabete si manifesta clinicamente con le caratteristiche già descritte.

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